FAQ

    Cos’è l’ortognatodonzia?

    L’ortognatodonzia è una branca dell’odontoiatria (anche chiamata ortodonzia) che corregge le malformazioni delle ossa mascellari e le anomalie di posizione dei denti (malocclusioni).Tali malformazioni e anomalie infatti possono provocare alterazioni sia sull‘estetica del volto che sulle funzioni respiratorie, masticatorie e fonatorie. L’apparato masticatorio è un sistema dinamico organizzato per espletare una varietà di funzioni. Oltre alla masticazione, lo stesso sistema è stato ideato per bere, succhiare, inghiottire e respirare, per non parlare poi di sorridere, baciare, esprimersi e comunicare. L’intero sistema stomatognatico è realmente un notevole esempio di bioingegneria multiuso. Per l‘espletamento di tutte queste funzioni, è ovvio che le labbra, la lingua, le guance, le ossa, le articolazioni e i muscoli devono essere finemente correlati tra loro e con i denti, che devono adattarsi all’interno del sistema senza disturbare ciascuna delle altre richieste funzionali e viceversa.

    Cos’è dunque una malocclusione?

    Una malocclusione è un rapporto anomalo tra i denti della mascella e quelli della mandibola.L’imperfetta occlusione delle arcate dentarie può essere causa di disarmonia funzionale ed estetica della bocca stessa ma tale anomalo rapporto può causare problemi anche su sedi anatomiche correlate provocando cervicalgia (dolore cervicale),mal di schiena,mal di testa ed acufeni (ronzii agli orecchi).

    Quali possono essere le cause delle malocclusioni?

    Le cause o fattori eziologici sono spesso di natura ereditaria,il che significa che l’anomalia strutturale è tramandata geneticamente dai genitori o dai nonni. Quindi ci sono cause generali come i disordini endocrini, nutritivi e malattie dell’infanzia che influiscono sul modello di crescita. Infine ci sono cause ambientali o acquisite. Le malocclusioni acquisite sono causate dalla perdita precoce di denti decidui, quale conseguenza di carie oppure da abitudini viziate quali:
    1) la respirazione continua effettuata con la bocca;
    2) il succhiare il pollice, o un altro dito, o più dita, o un corpo estraneo;
    3) una non corretta deglutizione con interposizione della lingua fra i denti;
    4) l’abitudine di mordere le labbra, in particolare il labbro inferiore
    5) L’utilizzo del ciuccio dopo il terzo anno di vita
    6) Uso prolungato del biberon
    7) Il bruxismo ossia la tendenza a serrare i denti anche e soprattutto durante la notte.
    L’osso, in maniera particolare quello dei bambini, è dotato di una caratteristica “plasticità”, ossia cresce e si trasforma secondo schemi determinati. Queste evoluzioni dell’osso possono venire influenzate per esempio applicando ad esso delle pressioni. Ogni abitudine viziata applica delle pressioni errate sulle ossa mascellari, che interferiscono con il loro normale sviluppo, dando origine ad alterazioni dei rapporti ossei e a malposizioni dentali. Il risultato negativo di un‘abitudine viziata può essere più accentuato in un bambino che ha già una tendenza ereditaria a malocclusioni e sarà tanto più grave quanto più a lungo sarà durata l’abitudine.

    A quali conseguenze si va incontro se non si trattano le malocclusioni?

    Le malocclusioni possono portare a sintomi mandibolari ed extramandibolari 1)Difficoltà nella masticazione
    2)Disturbi delle articolazioni temporomandibolari ossia usura dell’osso articolare mandibolare associata a dislocamento del menisco articolare. A tali problematiche spesso troviamo associati acufeni o ronzii alle orecchie,vertigini ed otalgie
    3)Disturbi del linguaggio
    4)Disturbi della colonna vertebrale:mal di schiena,problemi cervicali. 5)Aumento del rischio carie,parodontopatie dovute alla difficoltà all’igiene orale in denti che manifestano un accentuato affollamento.
    6) Malattie da reflusso gastro-esofageo dovute alla difficoltà nella masticazione dei cibi.
    7)Disagio psicologico: normalmente infatti la fiducia in se stessi aumenta quando il proprio sorriso e l’aspetto migliorano. Il desiderio di avere un bel sorriso, quindi non andrebbe sottovalutato. E’ giusto allora incoraggiare vostro figlio sin dall’età di 5 anni ad abitudini di igiene orale sane e a cure dentali fatte da professionisti. A 6 se si sospetta qualche problema, fare una visita ortodontica. L’ortodontista potrà così prevenire i problemi più seri e curare vostro figlio al momento giusto perché abbia, in futuro, il sorriso più sano e più bello possibile.

    Quando ci si rivolge all’ortodontista?

    Una visita precoce permette all’ortodontista di determinare come e quando è meglio intervenire per avere il massimo risultato nel minor tempo possibile. Le associazioni di ortodontisti di tutto il mondo consigliano di effettuare la prima visita ortodontica verso i 6/ 7 anni. Lo scopo di una visita così precoce è quello di valutare se sono presenti alterazioni delle relazioni anatomofisiologiche tra le arcate dentarie superiori ed inferiori o fra singoli denti o gruppi di denti (malocclusioni) e/o alterazioni dei rapporti scheletrici. Si possono così individuare già nelle arcate decidue ( quando sono ancora presenti i denti da latte) i segni premonitori o decisamente evidenti di una futura grave malocclusione.

    Quale apparecchio?

    Ortodonzia letteralmente significa ‘dente dritto; è la disciplina dell’odontoiatria che risolve i problemi estetici e funzionali conseguenti al mal posizionamento dei denti e si avvale di apparecchi fissi e mobili.L’ortodonzia non si occupa solo di donare al paziente un sorriso esteticamente bello ma anche di controllare ed eventualmente guidare la crescita ossea dei mascellari attraverso l’uso di apparecchiature ortopediche: queste possono essere usate solo nei pazienti molto giovani, in età preadolescenziale. Le condizioni che portano ad un’alterata crescita ossea dei mascellari sono per lo più ereditarie e se non trattate per tempo possono causare gravi disturbi funzionali nell’età adulta; da qui l’importanza di una semplice visita di controllo già verso i 5-7 anni che consente di intercettare i casi che richiedono un intervento precoce dell’ortodonzista pediatrica.L’ortodonzia intercettiva, che si occupa di “intercettare” le malocclusioni in dentatura mista, sta quindi assumendo sempre più importanza anche in funzione preventiva: alcune malocclusioni, già ben diagnosticate in età pediatrica come morsi crociati laterali e/o anteriori anche associati a crescita ridotta dell’ osso mascellare, morso profondo anteriore, sviluppo insufficiente dell’osso mandibolare associato a protrusione superiore mascellare, se non intercettati diventano di difficile soluzione una volta terminata la permuta. Lo scopo della terapia intercettiva é duplice: la correzione del difetto principale, soprattutto schelettrico, in età di sviluppo riequilibra la crescita e nello stesso tempo abbrevia e semplifca l’eventuale trattamento multibanda in dentatura permanente. Gli apparecchi più usati nella moderna ortodonzia intercettiva sono: -i quad-helix nelle varie versioni, fissi, che si usano per correggere i difetti trasversali dento-sche­letrici del mascellare; -le trazioni extraorali, per bloccare l’eccessiva protusione mascellare e distalizzare i primi molari superiori associati a volte con lip­bumper nell’arcata inferiore; gli archi di utilità, applicati ad altrettanti fissi sui molari ed incisivi permanenti che hanno lo scopo principale di intrudere i denti frontali superiori e di ruotare i molari, sboccando in questo modo la crescita mandibolare: l’espansione rapida del palato, che aprendo la sutura centrale del palato permette correzioni molto grandi ed associata alla maschera di Delaire, é insostituibile nel trattamento ortopedico delle gravi contrazioni del mascellare e delle protrusioni mandibolari; gli apparecchi funzionali (TWIN-BLOCK FRANKEL e BIONATOR soprattutto) che usati da soli o in combinazione con apparecchi fissi influenzano in modo positivo la crescita mascellare e mandibolare. Va da sé che un’accurata diagnosi dento-scheletrica richieda anche l’ausilio di rx ortopanoramica e telera­diografia in proiezione latero-laterale.E’ chiara l’assoluta importanza di un inquadramento clinico il più preciso possibile, nel rispetto della maturazione psicologica delle priorità terapeutiche, dell’anatomia, in una parola delle variazioni individuali così importanti per ogni singolo paziente. L’ortodonzia fissa si avvale invece di attacchi ortodontici definiti multi bracKets che consistono in piccole placchette metalliche cementate sulla superficie dei denti; i bracKets vengono collegati a un arco metallico che consente di spostare i denti nella posizione corretta.Le moderne sistematiche denominate self-ligating consentono l’integrazione tra nuovi attacchi che solidarizzano il filo al loro interno mediante clips in nichel-titanio e nuovi archi,capolavori di bio-ingegneria, fatti di leghe in nichel-titanio-rame. La sinergia di attacchi e fili consente di esercitare sul dente basse forze nel rispetto della biologia del dente garantendo la perfetta salute dell’elemento dentale anche facendo considerevoli spostamenti dello stesso.

    Chi è il logopedista?

    Il logopedista è l’operatore sanitario che svolge la propria attività nella prevenzione, valutazione e trattamento riabilitativo delle patologie della voce, del linguaggio orale e scritto e della comunicazione in età evolutiva, adulta e geriatrica (Profilo Professionale del Logopedista. DM 14 Settembre 1994, n. 72 G.U. 9 gennaio, n. 6).

    Di quali problemi si occupa?

    Il logopedista agisce sulle difficoltà di comunicazione in generale che si suddivide in una componente non verbale (i gesti, la mimica) ed una verbale (il linguaggio vero e proprio). Il linguaggio verbale, in particolare, presenta una componente recettiva ed una produttiva, cioè quanto si comprende nell’ascolto e quanto si dice.
    Essendo un riabilitatore, la logopedista prima di iniziare il suo intervento ha bisogno di confrontarsi con un medico specialista, in genere un neuropsichiatra infantile che definisca una diagnosi relativa al disturbo presentato dal bambino.

    I disturbi specifici dell'apprendimento (DSA)

    I DSA sono disturbi del neurosviluppo che riguardano la capacità di leggere, scrivere e calcolare in modo corretto e fluente che si manifestano con l’inizio della scolarizzazione. In base al tipo di difficoltà specifica che comportano, i DSA si dividono in:
    DISLESSIA: disturbo specifico della lettura che si manifesta con una difficoltà nella decodifica del testo;
    DISORTOGRAFIA: disturbo specifico della scrittura che si manifesta con difficoltà nella competenza ortografica e nella competenza fonografica;
    DISGRAFIA: disturbo specifico della grafia che si manifesta con una difficoltà nell’abilità motoria della scrittura;
    DISCALCULIA: disturbo specifico dell’abilità di numero e di calcolo che si manifesta con una difficoltà nel comprendere e operare con i numeri. Questi disturbi non sono causati né da un deficit di intelligenza né da problemi ambientali o psicologici o da deficit sensoriali. Questi ragazzi non hanno problemi cognitivi legati alla comprensione e, al di là dello studio, sono intelligenti, vivaci, socievoli e creativi. Un ragazzo dislessico può leggere e scrivere, ma deve impiegare tutte le proprie energie. Si stanca presto, si distrae, commette errori e si sente costantemente in difficoltà. La diagnosi non può prescindere da un’accurata valutazione neuropsicologica e logopedica, precedute da un’accurata anamnesi e molto spesso si rivelano fondamentali anche approfondimenti medici
    Disturbi specifici del linguaggio
    I disturbi specifici del linguaggio interessano la comprensione e la produzione di parole e/o frasi. Possono presentarsi come un ritardo nella produzione dei suoni linguistici o con alterazioni di diverso tipo (lessicale, sintattico-grammaticale…). Il trattamento è quello logopedico, ma è necessaria un’accurata valutazione per individuare la compresenza di altri eventuali problemi. I disturbi specifici di linguaggio possono presentarsi con un ritardo nella comparsa delle singole parole, alterazione nella produzione dei suoni linguistici o anche difficoltà a livello lessicale, sintattico-grammaticale (la struttura della frase) o pragmatico. Alcuni campanelli d’allarme nella fascia d’età 18-30 mesi sono rappresentati da difficoltà di comprensione del linguaggio parlato, scarso uso di gesti o lentezza nello sviluppo del linguaggio (frasi complesse che tardano a strutturarsi). In sintesi si tratta di bambini che faticano a farsi capire o a comprendere e quindi a sostenere una conversazione. Molto schematicamente si potrebbe parlare di bambino a rischio di disturbo di linguaggio se:
    • a 12 mesi mostra difficoltà di comprensione del linguaggio parlato;
    • a 24 mesi dice meno di 10 parole;
    • a 30 mesi dice meno di 50 parole e non fa combinazioni di almeno due parole (per esempio, “voglio pappa”);
    La diagnosi non può prescindere da un’accurata valutazione neuropsicologica e logopedica, precedute da un’accurata anamnesi e molto spesso si rivelano fondamentali anche approfondimenti medici.
    LA DEGLUTIZIONE ATIPICA
    La deglutizione atipica (o, più propriamente, deglutizione deviata) si verifica quando persistono movimenti della lingua non funzionali alla deglutizione adulta. Il modo in cui deglutiamo, infatti, evolve attraverso vari stadi nel corso della nostra vita: dalla deglutizione fetale passiamo a quella neonatale, poi a quella mista e infine a quella adulta. Si tratta di meccanismi molto diversi, e il mantenimento di una deglutizione infantile in età adulta può portare ad alterazioni del distretto facciale. Le cause Perché, a volte, la deglutizione infantile non evolve naturalmente verso quella adulta? Nel corso degli anni sono state individuate diverse cause:
    Abitudini alimentari
    • Allattamento prolungato
    • Svezzamento ritardato
    • … e molte altre
    Abitudini viziate
    • Succhiare il pollice
    • Succhiare la lingua
    • Mangiare le unghie
    • Uso prolungato del ciuccio
    • Digrignare i denti (bruxismo)
    • … e molte altre
    Patologie
    • Adenoidi ipertrofiche
    • Respirazione orale
    • Otiti
    • Anomalie posturali
    • … e molte altre
    Cosa provoca
    Il mancato trattamento della deglutizione atipica (o deviata) può provocare conseguenze sia odontoiatriche che non. Tra le prime annoveriamo l’overjet dei denti (denti sporgenti), la recidiva ai trattamenti ortodontici, il palato ogivale, problemi di masticazione. Tra le seconde, possibili ma non necessarie consequenze possono essere squilibri posturali, disturbi della fonazione, alterazioni estetiche, globo isterico e aerofagia. Come si interviene Il trattamento più noto della deglutizione atipica (o deviata) è quello logopedico attraverso la terapia miofunzionale secondo Garliner, abbinata alla progressiva eliminazione delle abitudini viziate. Si tratta di una serie progressiva di esercizi mirati alla correzione della postura della lingua e all’automatizzazione del giusto meccanismo di deglutizione. Cos’è la disabilità intellettiva. La disabilità intellettiva e relazionale è una condizione di salute irreversibile. Le cause della disabilità intellettiva possono essere di natura genetica o non genetica. Si parla di cause genetiche, qualora siano presenti anomalie in un singolo gene oppure anomalie strutturali dei cromosomi. Tra le cause genetiche maggiormente conosciute vi è ad esempio la sindrome di Down. Le cause non genetiche, invece, sono quelle che si determinano a livello biologico e possono originarsi in diversi momenti della vita di un individuo: possono determinarsi prima della nascita (si parla di cause pre-natali), durante il parto (prematurità ed asfissia), oppure per patologie sopravvenute dopo il parto (ad esempio encefaliti, meningiti o traumi cranici)

    Chi è l'igienista?

    E’ un operatore sanitario laureato, che educa alla salute del cavo orale mettendo anche in atto servizi preventivi, terapeutici ed educativi di salute generale.

    Quante volte l’anno è necessario effettuare la pulizia dei denti?

    In linea generale si consiglia di sottoporsi almeno due volte all’anno ad una seduta di igiene orale professionale, tesa ad effettuare anche un controllo della salute della bocca. Tuttavia ogni paziente necessita di un richiamo personalizzato

    Come si utilizza correttamente uno spazzolino da denti?

    Si consiglia di iniziare con lo spazzolino asciutto e con poco dentifricio. E’ bene spazzolare un’arcata alla volta: i denti superiori si spazzolano con movimenti dall’alto verso il basso, quelli inferiori dal basso verso l’alto, facendo entrare delicatamente le setole nel solco gengivale. Tutti i denti devono essere puliti accuratamente, comprese le superfici interne e masticanti, al fine di eliminare qualsiasi traccia percepibile di placca o residui di cibo. Non è necessario spazzolare con troppo vigore anzi, la forza impressa potrebbe procurare abrasioni al colletto del dente, lesioni alle gengive e piccoli traumi alla mucosa della bocca che possono favorire la formazione di ulcerazioni (afte).

    Quando va cambiato lo spazzolino?

    E’ bene cambiarlo spesso, all’incirca ogni due mesi, per evitare che la carica batterica sia troppo elevata. Inoltre quando le setole si consumano lo spazzolino perde la sua integrità e funzionalità.

    Quale spazzolino è consigliabile, quello manuale o quello elettrico?

    E’ scientificamente provato che lo spazzolino elettrico permette una migliore rimozione della placca. Inoltre rappresenta un valido aiuto per le persone con disabilità e/o scarsa manualità ; pertanto è preferibile allo spazzolino manuale.

    Lo spazzolino va usato anche con le protesi mobili?

    Con lo spazzolino si puliscono ogni giorno anche le protesi mobili (dentiere) prima di immergerle nelle soluzioni disinfettanti specifiche. Esso va poi riposto separatamente dagli altri spazzolini, in un luogo ben aerato perché asciughi perfettamente. Le setole umide, infatti, favoriscono lo sviluppo dei batteri.

    Qual è la causa più frequente dell’alitosi?

    Le cause possono essere molteplici, tuttavia la cattiva igiene orale, il fumo, una alimentazione non equilibrata, possono avere delle conseguenze determinanti nella presenza di alitosi. Una delle soluzioni può essere lo spazzolamento della lingua.

    L’uso del filo interdentale è necessario in ogni caso o è sufficiente l’uso dello spazzolino?

    Si. L’uso del filo interdentale è fondamentale per pulire gli spazi tra dente e dente. Nei settori posteriori della bocca, quando lo spazio lo consente, utilizzare gli scovolini al posto del filo.

    Come si utilizza il filo interdentale?

    Il filo interdentale deve essere abbastanza lungo ( almeno 40 cm), al fine di poter avere a disposizione del filo pulito mano a mano che ci si sposta da un dente all’altro. Occorre avvolgere la maggior parte del filo intorno al dito medio di una mano e poi avvolgere una parte più piccola attorno al dito medio dell’altra mano. Facendo scorrere in modo delicato il filo negli interstizi dentali con un movimento a zigzag si rimuovono i depositi di placca e cibo. Tirando con attenzione il filo verso l’alto dal bordo gengivale fino all’apice del dente, i depositi di placca/cibo vengono rimossi. Sposandosi da un dente all’altro, occorre srotolare progressivamente il filo nuovo, avvolgendo il filo già usato sul dito dell’altra mano. Raggiunti tutti i lati occorre ricordare di passare il filo interdentale anche sul retro di ogni singolo dente. Esistono in commercio anche archi che mantengono teso il filo interdentale..

    Come si utilizza lo scovolino?

    Bisogna inserirlo nello spazio interdentale esercitando una leggera pressione senza forzarne l’inserimento in spazi troppo stretti. E’ necessario mantenere una lieve inclinazione dal basso verso l’alto per l’arcata inferiore e dall’alto verso il basso per quella superiore. Occorre poi effettuare delicati movimenti orizzantali per alcune volte

    Come individuare la placca?

    La placca batterica è poco visibile ad occhio nudo. Per individuarla si può ricorrere a particolari pastiglie che, una volta sciolte in bocca, colorano la placca mettendo in evidenza le zone non completamente pulite durante la pulizia quotidiana. E’ possibile acquistarle in farmacia senza prescrizione.

    Lo sbiancamento dentale reca danni ai denti?

    No. Lo sbiancamento dentale professionale effettuato da personale qualificato non arreca danni ai denti.

    Cosa sono le sigillature?

    La sigillatura è una procedura odontoriatrica raccomandata per prevenire la formazione di carie, da eseguire non appena i denti da latte lasciano il posto a quelli permanenti. E’ consigliata in particolare per prevenire lo sviluppo di carie nei primi molari, perché erompono a 6 anni e perché presentano solchi profondi.

    La malattia parodontale

    Cosa è?
    E’ un’infezione delle strutture che sostengono il dente. Viene causata da particolari tipi di batteri e decorre solitamente in modo asintomatico. Le tossine prodotte da questi batteri portano alla gengivite, che si manifesta con gengive che sanguinano quando spazzoliamo i denti. Se la gengivite perdura più a lungo, l’infiammazione si estende, si formano delle tasche che nascondono all’interno tartaro, creando la parodontite vera e propria.
    E’ contagiosa?
    Si. La malattia parodontale è causata dalla presenza di batteri parodontopatogeni, per cui è da ritenersi una malattia contagiosa. Inoltre la malattia parodontale è anche una malattia genetica, che viene trasmessa dai genitori ai figli.
    E’ curabile?
    La malattia parodontale è oggi curabile, ma la sua terapia mira essenzialmente a bloccare il suo andamento cronico degenerativo. Fondamentale risulta essere anche la collaborazione del paziente nel controllo della placca domiciliare e nella puntualità dei richiami professionali.
    Si può prevenire?
    Sì. E’ oggi possibile conoscere la predisposizione individuale a sviluppare la malattia e diagnosticarla precocemente. Per effettuare questo è necessario sottoporsi a dei semplici test, rapidi e indolori.